Le ferrovie del Lötschberg (BLS – Bern Lötschberg Simplon)
misero in servizio nel novembre 1944 e nel marzo 1945 due locomotive del tipo Bo-Bo particolarmente innovative
dal punto di vista costruttivo. Si trattava in particolare di locomotive senza asse portante e con una potenza
oraria di ben 4000 CV (2935 kW). Tale macchina era in grado di portare da sola un treno da Briga a Spiez (27‰)
un carico di 400 t alla rispettabile velocità di 75 km/h.
Nota: i seguenti dati tecnici si riferiscono allo stato di
origine della serie Ae 4/4 negli anni '50. È possibile che una qualche informazione non sia più attuale.
Parte elettrica
La Ae 4/4 dispone di quattro motori di trazione. Essi, collegati in parallelo, sono alimentati da una corrente
alternata monofase a 16.7 Hz con una tensione variabile tramite un graduatore.
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I motori di trazione a 14 poli, raffreddati tramite dei ventilatori posizionati in sala macchine, erano in grado
di sviluppare uno sforzo di trazione alla partenza di 22 t con una corrente massima di 3000 A. I dati nominali
forniti dal costruttore (BBC) indicano che con una tensione di 395 V, una corrente di 2100 A e una velocità
di rotazione di 720 rpm il motore è in grado di fornire un momento di 1000 mkg. Dato che il rapporto di trasmissione
è di 1:2.22, si può facilmente calcolare che ciò corrisponde ad una velocità di 76 km/h e ad uno sforzo di trazione
di 14 t.
A causa delle grandi correnti dei motori, è stato montato un graduatore sul primario del trasformatore,
in modo da non avere una corrente di commutazione eccessiva (al massimo 280 A, contro i quasi 12000 A
del secondario). Il graduatore impiegato, a 28 scalini, fu dello stesso tipo di quelli utilizzati da
parecchi anni su molte locomotive FFS. Grazie alla particolare forma costruttiva, è possibile commutare
all'incirca 3 gradini al secondo, permettendo così una forza continua durante le fasi di accelerazione.
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Il trasformatore è composto, per la prima volta su una macchina di una tale potenza, da un nucleo
con lamierini disposti radialmente. Ciò permette di avere ridurre il peso del trasformatore da 16 a
9.5t, consentendo così di evitare l'uso dell'asse portante. Nonostante tutto, il trasformatore rimane
comunque il componente più pesante dell'intera macchina. Di conseguenza è stato piazzato esattamente al
centro della locomotiva, in modo da ridurre al minimo le forze laterali durante il passaggio nelle curve.
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Gli invertitori elettropneumatici, uno per carrello, sono montati sopra i motori di trazione, in modo da avere
dei cavi il più corto possibile. Sono possibili tre posizioni: "avanti", "indietro" e "frenatura".
Non è presente una posizione neutra. Sono inoltre presenti due contatti disinseribili manualmente
per escludere il relativo motore di trazione.
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Durante la frenatura elettrica, i quattro motori funzionano come generatori a corrente continua. Attraverso
il volante di comando, è possibile regolare la tensione di eccitamento di un piccolo generatore, il quale a
sua volta fornisce una tensione continua agli avvolgimenti dei 4 motori di trazione collegati in serie.
L'energia generata durante la frenatura viene dissipata nelle resistenze poste sul tetto della locomotiva.
Il recupero di energia durante la frenatura non è stato implementato per via del fatto che originariamente
la rete di alimentazione BLS non era connessa alla rete FFS e quindi, essendo troppo piccola, non si poteva
garantire che in ogni momento ci fosse un altro treno pronto a riutilizzare l'energia rimessa nella rete,
garantendo così l'effetto frenante. La forza frenante risultante dal freno elettrico è sufficiente a frenare
la locomotiva più un ulteriore carico di 60 t su pendenze del 27 ‰.
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Parte meccanica
Per la parte meccanica mi limito a segnalare che nella locomotiva fu installato un sistema pneumatico di
compensazione della pressione sugli assi, in modo da migliorare l'aderenza totale della macchina.
Infatti, com'è noto, il carrello posteriore tende ad essere più sollecitato rispetto a quello anteriore
fino ad una differenza di circa il 10 %, portando i motori ad uno sforzo non uniforme. Grazie a questo
sistema pneumatico, la parte anteriore della locomotiva viene "abbassata" in modo da compensare l'effetto
di spinta verso l'alto causato dall'accelerazione.
Ulteriori informazioni sulla meccanica del veicolo sono disponibili nelle seguenti pagine:
Il 7 gennaio 1958, la sera verso le 18.10, la locomotiva Ae 4/4 253, in testa al rapido 141 partito da Briga,
urtò al km 69.800 un blocco di roccia caduto sui binari a causa della forte tempesta di neve che era in corso.
Il treno, nonostante la frenata rapida azionata dal macchinista, urtò la roccia ad una velocità di circa 70 km/h
e precipitò a valle su un pendio con una pendenza di circa il 1000 ‰ (45°!). La locomotiva si fermò 60 m più in
basso su un terrapieno di materiale proveniente dallo scavo di una galleria vicina, mentre il vagone postale Z
4i 830, che si trovava subito dopo la locomotiva, precipitò fino al letto del Rodano, un centinaio di metri più
in basso rispetto al livello dei binari. Fortunatamente i ganci del treno cedettero, permettendo al resto del
convoglio di non precipitare a valle assieme alla locomotiva e al postale. Miracolosamente, sia il macchinista
che i due postini ne uscirono praticamente indenni.
Il vagone postale, non più recuperabile, fu demolito sul posto il 20 gennaio.
La locomotiva invece fu recuperata grazie ad un'operazione a dir poco memorabile.
In più di un mese di lavoro, fu costruita una specie di linea con scartamento di 2.30 m dal
punto dove si trovava la locomotiva fino alla linea principale. Il 21 marzo 1958 iniziò il recupero
vero e proprio: una Ae 6/8 trainò su per il pendio la locomotiva mediante un cavo di 900 m di lunghezza.
L'operazione fu suddivisa in tre tappe, in quanto il tratto percorribile dalla Ae 6/8 era limitato a
causa della configurazione della linea. Durante le fasi di accorciamento del cavo, la cassa della Ae 4/4
venne mantenuta stabile da due cavi di sicurezza. Una volta raggiunto il livello del binario, si trattò
di sollevare la Ae 4/4, di girarla di 90° e di piazzarla su due carrelli ausiliari per permetterne il
trasporto in officina.
Questa fase si rivelò estremamente complicata, in quanto lo spazio di manovra era decisamente limitato.
Visto che non erano permessi errori, fu costruito un modellino in scala 1:50 del pendio e fu provato con
la massima precisione ogni minimo movimento necessario alle due gru FFS impiegate per questa operazione.
Oggi, questo modellino è ancora conservato negli archivi BLS a Spiez ed in futuro verrà esposto al museo
BLS di Fruttigen.
Nonostante i gravi danni subiti, la locomotiva fu riparata completamente e rimessa in servizio una decina
di mesi dopo. Fortunatamente, durante la caduta il trasformatore non si staccò dal telaio e ciò, unitamente
all'ottima qualità costruttiva della macchina, contribuì a limitare i danni. Il costo totale delle riparazioni
non superò un quarto del prezzo della macchina da nuova, mentre il recupero costò 125'000 Fr.